Editoriale

L’arancina della discordia

C’è poco da discutere, secondo il Codice Penale Italiano (Art. 605), quello perpetrato nei confronti della gente sulla nave Diciotti attraccata al porto di Catania è un reato, il reato della privazione della libertà, meglio noto come sequestro di persona. Le arancine sono un bel benvenuto da parte dei cittadini siciliani, ma non cambiano la situazione critica in cui l’Italia si sta ponendo.

Dopo che la nave della guardia costiera italiana ha ricevuto l’autorizzazione all’attracco, trattenere illecitamente i passeggeri risulta un vero e proprio reato. E non valgono le “buone” intenzioni che citano la salvaguardia dei confini italiani per  giustificare un reato la cui pena sarebbe la reclusione da uno a dieci anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale con abuso di poteri inerenti alle sue funzioni. E non è l’unico capo di imputazione, la magistratura di Agrigento sta indagando il Ministro dell’Interno anche per arresto illegale e abuso d’ufficio. Cosa succederà in seguito si vedrà, quello che crea non poca perplessità è che molti italiani non hanno digerito le arancine di benvenuto. È vero, non saranno un boccone così leggero, ma addirittura fare una lunga polemica su qualche pezzo di rosticceria è davvero il colmo. E cosa viene usato come termine di paragone? Il Ponte Morandi e Amatrice. In che modo? Domanda più che lecita, come è possibile che queste tre differenti e critiche situazioni siano messe sullo stesso piano? Si può fare quando il pensiero è: “I sinistri, i preti, i vip e i giudici si mobilitano per 170 migranti e ad Amatrice e a Genova chi ci pensa?”.

A nessuno viene in mente che, purtroppo, il ponte sarebbe crollato lo stesso e che il terremoto avrebbe distrutto lo stesso Amatrice, con o senza questione migranti. Secondo questa idea, gli italiani sono buonisti e anche un po’ stupidi perché si pongono contro il proprio popolo, perché si mobilitano per portare arancine di benvenuto agli “stranieri” fregandosene di casi come Amatrice e Genova. Come se nulla, noi italiani, abbiamo fatto per altre situazioni terribili. Forse abbiamo dimenticato la macchina di solidarietà che si è mobilitata nei confronti degli amatriciani colpiti dal terremoto e che fino alla settimana scorsa, a due anni dalla sciagura, un corteo di centinaia le persone si è mosso verso il monumento memoriale delle vittime del terremoto ad Amatrice. E se vogliamo metterla sul piano gastronomico, visto le arancine, pensiamo a Genova e alla recente disgrazia del crollo del Ponte e pensiamo soprattutto all’incessante lavoro degli operatori e i volontari che si sono adoperati notte e giorno e alla bellissima solidarietà dei genovesi (e non) che si sono presentati nel luogo del disastro con bibite, succhi e focacce (addirittura un ristoratore distribuiva teglie di focacce!). Nessuno riconosce la loro opera di solidarietà.

Solidarietà senza polemica, come è giusto che sia, perché bisogna essere tutti d’accordo nell’aiuto incondizionato nei confronti di chi ha bisogno. È inutile fare i paragoni, che non reggono, contro chi mostra la propria umanità. È inutile utilizzare “le arancine” per tacciare gli italiani di buonismo, si tratta di umanità e solidarietà che sono prerogative del popolo italiano, tutto il popolo italiano.

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