Cronaca

Macerata: raid razzista

Sarebbe il sentimento di vendetta per la morte di Pamela il movente che ha scatenato la furia omicida di Luca Traini

All’autogrill dove si era fermato per un caffè l’aveva annunciato: “Ciao, vado a Macerata a fare una strage” aveva detto al barista che sicuramente non avrà fatto tanto caso alle parole dell’ennesimo cliente. E invece Luca Traini le intenzioni di compiere una strage le aveva davvero, come dimostravano la pistola e due caricatori in macchina.

Era lo scorso 3 febbraio quando alle 11 del mattino Luca Traini, incensurato, un passato su posizioni di estrema destra e candidato nel 2017 per la Lega al consiglio comunale di Corridonia, sale sull’auto e parte per la sua missione: uccidere quanti più stranieri possibile. È lui stesso a spiegare il motivo di questo folle gesto ai Carabinieri. “Ero in auto e stavo andando in palestra quando ho sentito per l’ennesima volta alla radio la storia di Pamela. Sono tornato indietro – avrebbe raccontato – ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola”.

È con questa arma che spara all’impazzata e contro qualsiasi straniero incroci per la sua strada. Svuota due caricatori interi, quasi una trentina di proiettili, con la sua pistola semiautomatica e regolarmente detenuta: sono in tutto sei gli uomini rimasti feriti, miracolosamente non è morto nessuno. Alla fine, quando è stato bloccato, fasciato nella bandiera tricolore, ha fatto il saluto fascista.

L’accusa nei suoi confronti è di strage aggravata dalle finalità di razzismo. Traini dovrà rispondere anche di porto abusivo di armi e altri reati. L’uomo ha lasciato la caserma dei Carabinieri all’una di notte ed è attualmente nel carcere di Montacuto, lo stesso dove è rinchiuso Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela Mastropietro, una ragazza tossicodipendente e vittima, secondo Traini, di uno spacciatore immigrato.

L’omicidio di Pamela

Lo scorso 31 gennaio nelle campagne di Pollenza, vicino a Macerata, è stato ritrovato il corpo smembrato e senza vestiti di Pamela Mastropietro, 18enne di Roma, all’interno di due valigie abbandonate in un fosso. La ragazza era fuggita da una comunità di recupero per un problema di tossicodipendenza.

Le immagini di una telecamera di sorveglianza riprendono la ragazza seguita da un uomo, il 29enne nigeriano Innocent Oseghale, sarà l’ultima volta che Pamela sarà vista viva. L’identificazione del cadavere è stata fatta dalla madre di Mastropietro, Alessandra Verni, il pomeriggio stesso del ritrovamento. L’uomo – che era in possesso di permesso di soggiorno scaduto e aveva “precedenti di polizia per stupefacenti” – è stato visto da un testimone nella serata del 30 gennaio con le valigie in cui poi la vittima è stata ritrovata.

Il personale specializzato del Ris di Roma che ha perquisito l’abitazione del sospettato, hanno ritrovato i vestiti della vittima, sporchi di sangue, e altre tracce ematiche, nonché uno scontrino di una farmacia, poco distante da lì dove la vittima aveva precedentemente acquistato una siringa.

Nessun legame

Tra Luca Traini e la povera Pamela non c’era alcun legame, come afferma Marco Valerio Verni, zio di Pamela e avvocato della famiglia della 18enne,”non si conoscevano”, sottolinea il legale. “Nonostante l’amarezza e il dolore che naturalmente stanno pervadendo l’animo di tutti, non sono questi i modi per reagire” continua l’avvocato. “Nonostante l’esasperazione, il nostro è un Paese civile, uno stato di diritto. La giustizia dovrà fare ora più che mai il suo percorso, assicurando una pena esemplare alle bestie che hanno fatto un simile efferato delitto”.

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foto: Ansa

 

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