Italiani in Svizzera

Italiani in Svizzera: Laura Ansaldi

Cantante lirica

Parlaci di te…

Sono cantante soprano solista, attrice e cantante lirica con anche esperienze di palcoscenico, di prosa. Ho cercato di avere una formazione più completa possibile nel campo artistico, conservatorio, scuola di perfezionamento, Accademia d’arte drammatica e poi ho preso anche una laurea in economia perché comunque volevo una formazione davvero completa. Ho iniziato la mia carriera nel 1998, ed ho cantato in tutta Europa e anche con delle puntate in tutto il resto del mondo, questo almeno finché non mi sono sposata e non ho messo su famiglia.

Sono originaria del basso Piemonte, di Serravalle Scrivia, sono venuta in Svizzera per mio marito, io ero già nel pieno della mia carriera quando nel 2009 ci siamo trasferiti qua. Eravamo appena sposati e mio marito ha ricevuto un’offerta di lavoro per una società che non si poteva rifiutare.

Ci siamo trasferiti subito, nel giro di un mese abbiamo fatto tutto. Abbiamo due figli che sono nati a Zurigo, Stefano e Luca, e chiaramente da quando ci sono loro sono molto più limitata nelle cose che posso fare: non vado più in America, faccio delle brevi tournee europee di massimo 36 ore fuori casa.

Il piccolo ha solamente 6 mesi, io ho fatto la mia prima opera, il Nabucco, quando aveva solamente 20 giorni. Questo è un lavoro molto privilegiato per essere una mamma perché la maggior parte del tempo puoi stare con i bambini, puoi studiare e prepararti quando ci sono loro, però poi le notti fuori le devi passare. Noi qua non abbiamo nessuno, i nonni sono tutti in Italia, ma io e mio marito siamo molto bravi ad organizzarci.

Come ti sei trovata con la realtà svizzera?

Mi sono trovata molto bene da subito. Anche quando ancora stavo in Italia i miei amici hanno sempre detto di me che sono una “svizzera” perché sono un tipo molto preciso, puntuale, non credo di essere noioso, però molto rigorosa.

Sono rigorosa su tutto, soprattutto sulla vita professionale e qui oggettivamente ho trovato molta meritocrazia, cosa che magari in altri stati europei si faceva fatica a trovare.

Per esempio qui ho trovato subito delle cattedre di insegnamento, a parte il problema della lingua, perché il tedesco l’ho dovuto imparare da zero, non ho potuto insegnare in lingua perché l’insegnamento implica una proprietà di linguaggio tale che è difficile prendere partendo da zero.  Ma appena messo piede qua, ho trovato posto in una accademia d’arte di Lugano,  una cattedra di canto e recitazione ed è stata un’esperienza davvero straordinaria che poi con il secondo figlio non ho più potuto seguire per via dei viaggi. Questo è un posto che ho potuto trovare subito, mentre in Italia si fatica non poco a trovare un posto da docente, soprattutto in abito artistico dove i posti sono pochi e bisogna un po’ farsi conoscere e farsi introdurre, mentre qui ho semplicemente inviato il mio curriculum.    

Cosa vi manca dell’Italia a  livello della quotidianità?

Il cibo, tutte le volte che i nostri genitori ci vengono a trovare ci portano vagonate di roba. Poi credo nient’altro, in Svizzera ci sentiamo integrati, viviamo in un contesto molto internazionale, viviamo in centro, io ho un lavoro internazionale, mio marito è manager in una multinazionale, mio figlio frequenta un asilo internazionale e lo farà anche il secondo.

Abbiamo amici svizzeri, ma anche indiani, inglesi, turchi, tedeschi, francesi… di tantissime nazionalità. Ci sentiamo integrati in una città che per noi è molto cosmopolita perché ci ha permesso di conoscere tante culture.   

Cosa tramanderai dell’Italia ai tuoi figli?

I miei figli, Stefano e Luca, hanno 3 anni e 6 mesi. Il più grande è in un asilo bilingue tedesco e inglese e in casa parla un po’ di tutto, chiaramente fa ancora un po’ di confusione, ma secondo noi gli stiamo dando un’opportunità. Dell’Italia vorrei a loro tramandare la creatività che, secondo me, è una cosa che qui manca a fronte di tante cose belle che qui ho trovato, oltre la meritocrazia anche la sicurezza, l’assistenza, la natura e avervi accesso anche molto facilmente pur vivendo in centro città.

Ma manca un poco quel guizzo di creatività che abbiamo noi italiani ed è una mancanza che trovo un po’ dappertutto, nella cucina, negli eventi che si organizzano, nell’arte e nella musica, anche un po’ proprio per la cultura che ha, io penso che il seguire sempre tutte le procedure senza creatività non ti aiuta, quando c’è da affrontare un qualcosa di imprevisto se non hai quella capacità di risolvere il problema attraverso la creatività come in Italia, quindi vorrei trasmettere ai miei figli questa capacità, l’amore per la creatività, per il bello e tutto ciò che è originale.

Cosa ti aspetti dal futuro?

Io sarei contentissima le cose continuassero ad andare avanti così perché riesco a godermi i miei figli, riesco a fare in media una performance a settimana che al massimo mi porta via solo una notte lontano da casa, ho una carriera che mi da molte soddisfazioni, ma che mi permette di poter stare con la mia famiglia.

Certo mi è capitato negli ultimi 2-3 anni di dover dire di no a delle opportunità anche importanti, al conservatorio di Parigi, un’audizione al metropolita di New York, ma per adesso voglio godermi la famiglia e non mi piace ne dover sballottare i bambini e ne stare troppo tempo lontana da loro. Quindi se tutto prosegue in questo modo per me è perfetto!

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