Svizzera

Migrazione, ordine tramite l’isolamento. No della Svizzera

All’incontro informale a Innsbruck dei ministri degli interni dell’Unione europea (Ue), Austria, Germania e Italia puntano alla protezione delle frontiere esterne Ue e il rinvio dei migranti in Africa

I ministri degli interi Kickl, Seehofer e Salvini hanno evidenziato cosa li unisce: passare dalle parole ai fatti sulla stretta ai migranti e si sono definitivi “l’asse dei volenterosi” per cambiare la politica migratoria. I tre Paesi puntano unicamente a rafforzare e proteggere le frontiere esterne dello spazio Schengen, limitare partenze e arrivi e a potenziare la collaborazione con i Paesi d’origine per agevolare i rinvii, allestendo centri per richiedenti l’asilo salvati in mare. Prima di tutto vengono però gli interessi nazionali e all’interno della triade si colgono divisioni e frizioni, soprattutto sul tema del passaggio dei migranti secondario, un possibile respingimento verso l’Italia. Seehofer vorrebbe ad esempio restituire all’Italia i migranti che hanno richiesto l’asilo lì, richiesta che Salvini ha rifiutato con un secco no.

Altri membri dell’Ue e la ministra svizzera del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), Simonetta Sommaruga hanno invece invitato alla solidarietà. Sommaruga, dall’alto della sua lunga esperienza come ministra degli esteri, ha esortato i Paesi europei “a non seguire vie solitarie e nazionali, che non risolvono i problemi, come dimostrano le esperienze degli ultimi anni”. L’attuale situazione sul fronte dell’asilo è calma, con le domande d’asilo in Europa più contenute rispetto agli ultimi anni. È stata molto critica la Sommaruga sulle misure proposte dai tre ministri: “Sono stupita che i Paesi europei continuino a dibattere le stesse misure già discusse nel 2011 e 2015” durante la primavera araba e il flusso di migranti sulla rotta dei Balcani. Discutere da anni sulle stesse idee è inefficace, “è ora di mettere in piedi un sistema d’asilo solido per affrontare un eventuale aumento della pressione migratoria”. L’invito ai colleghi europei della Sommaruga è di discutere concretamente su una riforma che punti a una politica comune. Il fenomeno migrazione in Europa è dominato da un dibattito politico di facciata e molto acceso che contrasta con la situazione migratoria tranquilla. “Bisogna trarre insegnamenti dalle esperienze e far sì che ciascuno di assuma le proprie responsabilità”. In prima ci vuole il sostegno ai Paesi nei quali sbarcano i migranti, Grecia, Italia e Spagna e poi misure efficaci per distribuire su tutti i Paesi europei i profughi fuggiti dai paesi di origine.

Da Innsbruck non sono arrivati particolari segnali di cambiamento nei fatti. Le idee discusse sono vaghe e lasciano aperti numerosi quesiti giuridici e politici e divisioni tra chi vuole chiudere le porte ai migranti e chi lasciarle aperte. All’Ue resta il compito di ragionare e attuare i punti sui quali il Consiglio europeo aveva discusso a fine giugno: gli accordi di riammissione, il potenziamento in difesa delle frontiere esterne (progetto FRONTEX) e i centri di migranti da realizzare fuori dai confini di Schengen. Il tutto basato sul principio della solidarietà verso chi ha bisogno di protezione. Urgono soluzioni e fatti al più presto per un’Europa unita sulla politica della migrazione e non più visioni e grosse parole.

  Gaetano Scopelliti

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